LA FUFFOSCUOLA

lessico fuori dai denti di insegnante a fine carriera
autore Gigi Monello
euro 6
ISBN  978-88-906775-6-4
p. 128



modernismo velleitario, barbarie dei comportamenti, invadenza genitoriale, buonismo farisaico, mito del digitale, proliferazione degli extra, dissoluzione degli insegnamenti. Questo il bilancio finale di vent’anni di autonomia scolastica. Dalla A alla Z, le parole di un impazzimento collettivo.

alternanze e competenze; autonomie e progetti; successi formativi e stili cognitivi; inclusioni e orientamenti; classi rovesciate e docenti sottosopra; bisogni speciali e furbizie normali. Viaggio semiserio tra i cento feticci verbali di cui da vent’anni campa la scuola italiana

 

 

 

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COMMENTI

DON PAOLINO  25

Il sottotitolo è “Lessico fuori dai denti di insegnante a fine carriera”; ma poteva anche essere, “tutto quello che avreste voluto sapere sulla scuola pubblica italiana e che nessuno vi ha mai detto”. Per lo meno, non in modo così schietto, secco, caustico, completo. Ciò che domina è la sferza, sempre però sposata alla ironica resa all’ineluttabile trionfo della pazzia. Pagina 101: un giorno qualsiasi in un’ aula qualsiasi di una scuola qualsiasi: gentil liceale femmina alle prese con il brutto affare di una interrogazione di scienze: sa poco e niente. Che fare? C’è la tecnologia, caspita. Scambio di sguardi e sussurri con l’amica là a due passi. Che capisce ed esegue: parte l’ SOS via etere; dopo una decina di minuti bussa la bidella: la principessina in pericolo di traumatico brutto voto “deve uscire perché sta male: c’è fuori la mamma in attesa”. La turbo-tele-mamma. La professoressa stranisce ma non perde l’autocontrollo: la ragazza uscirà, è ovvio; ma al termine della verifica. È uno dei tredici casi di fenomenologia dello sfacelo raccontati da Gigi Monello in un libro dal titolo che proprio non la manda a dire, “La fuffoscuola”. Organizzato in chiave di Glossario (si va dalla A di “autonomia” alla Z di “zittire”, passando per la C di “competenze”, la D di “dirigente”, la I di inclusione, la L di legge 107, la P di “progetto”, la T di “tempo buttato” e via dicendo) e scritto con uno stile scabro e incalzante, il libello (tascabile, 128 pp., 6 euro, lettura da spiaggia, edito da una piccolissima casa editrice cagliaritana) è una gustosa piccola enciclopedia portatile dell'ormai stranoto sfascio della scuola della Repubblica.  La tesi dell’autore è chiara e tonda: non è questione di applicare meglio, integrare, rifinire, aggiustare. No: è proprio l’dea di base della scuola di questi decenni, la famosa Autonomia, ad essersi rivelata una solenne cantonata; idea, per altro, rimasta intatta pur nel frenetico riformare e controriformare della caterva di ministri tanto sinistri che destri. Una volta annullato l’obbligo di iscriversi a quella più vicina e creato un libero mercato di potenziali clienti, ogni scuola si è dotata di una non meglio precisata “identità” al fine di competere con le altre captando iscrizioni a spese dei meno attrattivi; e per captare la regola aurea è “fare cose che non odorino di scuola”, cioè darsi all' “arricchimento dell’offerta formativa”, cioè al “di tutto e di più”: viaggi, uscite, teatri, concerti, cinema, conferenze, incontri, giornate a tema, attività, open day, orientamenti, sensibilizzazioni, alternanze S/L, progetti. Il credo indiscusso è questo: per non annoiare i pargoli bisogna adattarsi al gusto loro e allo spirito dei tempi, cioè al continuo circo mediatico internet-televisivo: un frullato dolciastro dell'universo mondo, uno shakerato di tutto con tutto. La mission? Piacere. Il risultato? Un massiccio spostamento di tempo ed energia che ha fatto a brandelli l'insegnamento delle discipline e prodotto un impressionante scadimento del livello medio di preparazione. Diagnosi troppo severa? Ci pare proprio di no, se è vero, come è vero, che 600 docenti universitari hanno denunciato (febbraio 2017) che nelle attuali tesi di laurea non è raro imbattersi in errori da terza elementare e che l'impoverimento del lessico è talmente spaventoso da scoprire gente che giunge ad ignorare il significato del vocabolo “penultimo”. E se è vero come è vero che l'ultimo rapporto INVALSI sull'istruzione (luglio 2019), ci informa che il 35% degli studenti in uscita dalla scuola media non è più in grado di comprendere il senso di un testo. Un'ultima sottolineatura da questo libretto al vetriolo: la satira contro un altro dei grandi miti della scuola di oggi: la cosiddetta personalizzazione che, adeguandosi allo stile cognitivo e alle preferenze di apprendimento del singolo, dovrebbe portare tutti all'inconcusso “successo formativo”; concetto assai elastico e nebuloso, e assai suscettibile, anziché no, di venir piegato ai poco nobili fini di un notissimo vizio nostrano: il paraculismo. Don Paolino

Paola Murru  24

Se il tono è quello beffardo annunciato e mantenuto nel decorso dell’intera opera, il taglio è quello dell’inchiesta giornalistica, condotta con rigore scientifico, documenti alla mano; un report dettagliato sulle conseguenze delle riforme prodotte da consessi di pseudo-esperti all’interno della scuola nell’ultimo ventennio. Il lavoro solleva la cortina di fumo che soffoca il nostro sistema educativo; denuncia e critica, senza riserve, lo sfascio e le connivenze prodotte al suo interno, con  risultati che ostinatamente vogliamo continuare a ignorare. Gli avventori dei tanti ‘bar dello sport’, che popolano città e periferie, sono metafora di un paese, dove non sarà più sufficiente cambiar ‘li statuti rei’ per modificarne la rotta. L’analisi - l’autore non è nuovo a tali indagini - evidenzia con superiore studio i meccanismi e le dinamiche che sottendono agli insani comportamenti dei dirigenti addestrati a far quadrare numeri umani e bilanci fiscali ; il clima di sudditanza in cui sono costretti ad operare i docenti incapaci di reagire con forza e unità alle criptiche disposizioni ministeriali, che si accavallano con frequenza imbarazzante; il gioco della banda dei Boldretti che con i loro stili pret-à-porter sfilano e all’occorrenza si defilano; l’epidemia di cecità che ha colpito le famiglie noncuranti delle nudità dei propri figli. Un libro in cui non si salva nessuno; una messa alla sbarra che parte dai ‘nomi’ per arrivare agli uomini. Colpevoli tutti, con sentenza passata in giudicato. PAOLA MURRU

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