CHI SIAMO

La nostra Casa Editrice, e questo suo primo libro, nascono nella sala colazioni di un alberghetto di Otranto, un giorno d’estate del 1999. È lì che abbiamo conosciuto Gigi Monello. Una mattina, prima del mare, ci è capitato di leggere il titolo del volume che questo non troppo pettinato sconosciuto, si era portato giù a colazione, “Atti del convegno sull’assedio di Otranto”. Una lettura non esattamente “da cappuccino”. Bizzarria? Il fatto è che, da sempre, siamo cultori di storia militare italiana, e la cosa non poteva lasciarci indifferenti. Fu Mattana a fare il primo passo, “Si interessa per caso di storia militare?” disse (o qualcosa del genere); e quelli che potevano rimanere banali convenevoli d’albergo, diventavano una bella chiacchierata di un’ora; e adesso un libro; un libro che noi – che facciamo tutt’altre cose, nella vita – produciamo. Gigi Monello ci disse di essere impegnato, già da più un anno, nella ricostruzione dell’assedio turco a Famagosta, e di essere venuto a Otranto per captare meglio l’atmosfera dell’espugnazione di una città, vedere come esattamente era fatta quella fortezza, e visitarne altre risalendo la costa adriatica. Ci parlò del libro che aveva in mente, delle sue “stratificazioni” e “ramificazioni”, del voler “giocare al verosimile” con una storia vera, aspra, durissima; delle ricerche bibliografiche, dei soggiorni in programma a Venezia e Padova; degli aspetti ossessivi che aveva per lui quella vicenda: letta da ragazzino e mai più dimenticata: l’assedio, la guarnigione stremata, la resa onorevole; il tradimento, l’infamia della parola non mantenuta, il sacco, l’abominevole morte riservata al comandante. Ci disse che avrebbe scritto quella storia soltanto dopo averne conosciuto tutti i dettagli; di aver previsto due anni di intenso lavoro; accennò alla città assediata come metafora, alle relazioni dei sopravvissuti, alla secca bellezza di quella “parlata da soldati”, al suo essere, in fondo, “parente stretta dell’Ariosto”. Tre giorni dopo lo salutammo, dicendogli che, a libro stampato, avremmo avuto piacere di acquistarne un po’ di copie; e ci sbilanciammo: qualora non avesse trovato di meglio, avremmo anche potuto sostenerlo nella stampa. Ringraziò, ci regalò un suo volumetto, disse che ci avrebbe pensato. Poi, per molti anni, più nulla. A Luglio del 2005 si è rifatto vivo. Con molti preamboli e cautele. Ci ha raccontato della sua disavventura con una casa editrice nazionale, del contratto senza data avventatamente firmato, della pubblicazione di volta in volta rinviata, della sua smania di stampare il libro. Arrivò la divagazione: ci disse di aver letto che ogni otto anni raddoppiano, per un uomo, le possibilità di morire; e di non voler più assolutamente aspettare niente e nessuno. Aveva rotto il contratto ed era tornato proprietario dell’opera: “La cosa può ancora interessarvi?”. Gli dicemmo che l’avremmo richiamato a brevissimo termine. Non abbiamo voluto neppure vedere il dattiloscritto. Certe cose si fanno d’istinto. Due ore dopo, da un telefono della nostra Azienda Vitivinicola (perché questo è il nostro vero lavoro) gli rispondemmo, “Si”. Non sappiamo se l’editoria diventerà per noi una cosa duratura: sappiamo che ci sarebbe troppo dispiaciuto che questa storia non venisse letta.


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