LA CREDENZA DI DIO

come gli illustri  Marfan, Alzheimer,
Hodgkin e Parkinson, vedessero
deragliare una cena nelle tenebre
del rovello

 

di   TORE XIMENES

Pare che il veneficio a mezzo “tavola” fosse, nel bel tempo antico, pratica non proprio rara. È per questo che scalchi e coppieri dovevano assaggiare vivande e bevande; era il “fare la credenza”, provare cioè l'innocenza del servito. Dall'atto, la parola sarebbe trascorsa alla stanza, poi alla tavola imbandita e, infine, al mobile. Ha voluto, l'autore, visto che di mensa racconta, alludere al serpentino significato? Lo ignoriamo. Giustappunto, l' ignoranza; la cosa che capita meno a sproposito nei discorsi. Nel racconto -acronico quanto basta- quattro celebri convitati, scopritori peritissimi di segmenti finiti di mondo, balbettano, tronfi e goffi, quando si passa al “tutto”. L'operetta procede beatamente verso il caos, scoprendo insospettabili torbidumi dei signori e la sapienza nascosta della governante. A mezz'aria, una domanda: “può una perfetta salute fisica nuocere gravemente alla metafisica?”

ISBN    978-88-906775-5-7

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